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2011-04-06

Dr. House & Cuddy: una pessima relazione

Il Prof. Jenkins -noto studioso di media e comunicazione, in particolare di Fandom- nel suo ultimo post critica il suo telefilm prefito: House MD. Gli sceneggiatori del medical non avrebbero adeguatamente approfondito la relazione tra Cuddy-House.
Una nota assolutamente condivisibile da ogni spettatore, anche il più distratto avrà visto il fondamentale cambiamento tra i personaggi. Una trasformazione che ha appiattito le dinamiche tra i due colleghi, disevolvendosi verso una via "facile" quella della storia d'amore e rinunciando alla complessità che caratterizzava la serie.

House MD è l'eccezione? No, bensì la regola a Hollywood, almeno per Jeknins. L'acafan accusa senza mezzi termini gli scenggiatori americani: senza ironia, senza esperienza sui legami sentimentali importanti, sono troppo giovani e tritamatrimoni, come ogni buon californiano!

L'eccezione sarebbero allora le serie ben scritte, dove gli archi narrativi dei personaggi seguono un'evoluzione credibile, e il Prof. Jenkins ne rintraccia uno nella struttura narrativa tra partner di White Collar.

Da Acafan la sua è solo un'opinione, non una teoria sentenziosa, per questo rilancia il tema agli spettatori:

"But, tell me, what would you most like to teach the show runner of your choice about the care and feeding of actual human characters involved in committed relationships?" 


 Voi che ne pensate??
Per tutti i commenti e le osservazioni c'è la sua mail: hjenkins@usc.edu

Vedi l'articolo originale
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2011-03-31

Perchè Noi No e gli "Eddy" Si?

Su Sette del 33 Marzo Aldo Grasso pubblica un articolo dal titolo “professione: autore” che rappresenta il pensiero di comune di molti quando hanno visto il noto Eddy in Clerici entrare come stagista alla Rai, con un cv da animatore di crociere che mastica male l'italiano fino a diventare autore televisivo.
Posto qui l'articolo
"il pettegolezzo non ci interessa.[...] Già in passato avevamo affrontato il problema, non ricevendo alcuna

risposta dalla Rai o da chi di dovere: avevamo percepito solo un più che malcelato senso di fastidio. Dunque Eddy è il compagno di origini congolese della Clerici. Si sono conosciuti anni fa in un villaggio vacanza a Marrakech dove il giovane era impegnano nel ruolo di animatore. Amore travolgente. Prima con la prova del cuoco, poi con altri programmi, persino con la conduzione del Festival di Sanremo, Eddy è stato promosso ad autore televisivo. Ora però sempre che la notizia sia vera, l’ex animatore non si fa più vedere nello studio della Prova del Cuoco.
Per non personalizzare la vicenda, sarebbe interessante passare al setaccio molti titoli di cosa e di testa dei programmi televisivi. Dalle mail di protesta ricevute in questi anni da chi tentava la strada autoriale, di fatica a comprendere quale siano i criteri attraverso cui è possibile firmare un programma televisivo.
C’è chi pensa sia necessario avere delle buone idee, c’è chi ritiene sia essenziale essere provvisti di creatività frammista a buona scrittura, c’è chi crede sia indispensabile conoscere la storia editoriale del mezzo. Certo è difficile spiegare ai giovani che sudano da anni e anni per capire il funzionamento dei media, che si laureano a pieni voti con la speranza di fare qualche piccolo lavoretto in Rai, che sanno tutto di storia della tv, perché loro no e gli “Eddy” si.
[…] Di scorciatoie per arrivare in video sono piene le cronache. Ma a rimetterci qui sono proprio i nostri autori, accusati spesso di “scrivere£ modesti programmi, di non avere sufficiente autorevolezza per imporre idee originali, di pigrizia creativa. Colpa dei tanti “Eddy” che firmano i programmi o colpa loro, per non essere capaci di porre un limite a questo andazzo?”

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2011-03-05

Fiction: USA Vs Europa, L'opinione dell'esperto


Giorgio Simonelli, esperto nel mondo televisivo, presente in Tv Talk, docente di Giornalismo radiofonico e televisivo e autore di molti saggi dedicati alla tv, ha rilasciato un'interessante intervista, al Giornale sulla fiction, focus a cuore di POP TiVVu.

Simonelli ha un interessante punto di vista, a differenza della maggior parte del pubblico e degli esperti mediali considera le serie made in Usa "vuote":


«Io non sono un fanatico delle serie televisive americane, preferisco quelle europee. Di solito sono sopravvalutate per colpa di un certo snobismo che le considera intriganti e misteriose, ma in realtà si tratta di fiction vuote, confuse, dove c’è più scena che sostanza».
Della fabbrica seriale americana si distacca dal confuso vuoto, per Simonelli Madmen, premiata per due anni consecutivi con il Golden Globe come miglior fiction drammatica, che è ambientata nella New York degli anni Sessanta e racconta la vita di alcuni pubblicitari, per l’ambientazione storica, che ne fa da sfondo. Sicuramente il è sopraffino il lavoro fatto su Madmen, ma da un'osservazione accurata si può notare come la maggioranza delle serie statunitensi abbia dei riferimenti all'ambiente storico e sociale in cui si svolge.
Ad esempio si veda Brothers and Sisters, con i continui riferimenti anche critici alla situazione politica americana, di certo non paragonabili ai Cesaroni, o a Nikita, due serie europee di successo ma con che comparandole con quelle statunitensi, risultano vuote per struttura narrativa e riferimenti esterni.

Anche lo stesso commissario Montalbano, citato da Simonelli come migliore fiction italiana, non riesce a competere per struttura narrativa con la complessità di quelle statunitensi, nonostante abbia l'eccezionale contributo autoriale di Camilleri. Le serie americane hanno "più scena che sostanza" davvero strano a dirsi davanti a un commissario che fa gli arresti senza mai usare la pistola, in cui gli spari sono severamente ammoniti, insomma dov'è la credibilità, lo spessore dell'arco di trasformazione del personaggio e la complessità dei loro caratteri? Montalbano è di certo un esempio più virtuoso in quest’ottica rispetto a Carabinieri, ma di certo difficile da affermare che una produzione italiana sia migliore di quelle statunitensi.

La serie più seguita che ha appassionato pubblici e esperti, per la sua complessità e mistero, ovvero Lost. Serie che a quanto pare non ha colpito Simonelli visto che tra le sei fiction in lizza per il premio "fiction del decennio" avrebbe salvato Lost ma solo «Dovendo proprio scegliere» perché almeno ha una struttura narrativa di una certa sostanza. E pensare che c'è stata gente che per anni ha curato e consultato Lostpedia, per cogliere i fitti rimandi di cui la serie è costellata. 
Simonelli afferma anche la fiction nei primi dieci anni di questo nuovo millennio è riuscita a soppiantare il reality, imponendo una nuova interessante narrazione televisiva
«Ha avuto sostanzialmente il merito di muovere un po’ le acque in dieci anni non particolarmente significativi per la televisione diventando un antidoto, almeno estetico, ai reality».
L'ultimo decennio è quello caratterizzato dal GF che dura 6 mesi, da una contaminazione del reality a qualsiasi generi dal game come La Talpa alla fiction con la real ficiton, vedi The City. Il reality cannibalizza gli altri generi, e il suo successo è sempre in ascesa, il pubblico non solo non è stanco ma brama di parteciparvi.  Addirittura si potrebbe affermare che la gente da reality, esce dallo schermo dell'intrattenimento per colonizzare territori a loro estranei. Come Sara Tommasi, le gemelline dell'Isola, Angela la rossa del Grande Fratello, tutte entrate nel rumors politico. Il reality oggi è quanto più un ufficio di collocamento vedi San Remo che ha assoldato l'solana Belen.

Concludendi è però condivisibile l'augurio di Simonelli, di aumentare la  creatività nella fiction televisiva, e se nel caso gli autori fossero in crisi da oggi saprebbero a chi chiedere.Iscriviti ai feed del blog

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2011-03-03

Passion real(i)..ty!!

Reality che passione” potrebbe essere il motto dei grandi network televisivi, che hanno trovato la gallina dalle uova d’oro nel genere tanto in voga: il reality.
 
Ultima della lista, che la eletto a programma di riferimento è la neonata Real Time, almeno nel digitale free, visto che i clienti pay la conoscevano già da tempo.


Fruttuosi guadagni a fronte di investimenti low cost, bastano una matrice di sceneggiatura sempre uguale, un unico set o poche esterno per sfruttare il desiderio di apparire delle persone. Il prodotto a basso costo fa audience e crea delle vere e proprie community di fan che seguono le moltiplicazioni mediale del format, sul web, nelle chat, nei blog, nelle ospitate, nei giornali; nella loro versione più tridimensionale, assaggiando un pezzo della posticcia realtà nelle “serate”.

 
E’ l’altra faccia della medaglia, un’altra posibilità remunerativa per ogni protagonista, per i network e per tutto l’apparato mediale, che si abbeverano copiosamente alla nuova fonte di ricchezza…manna in tempi di magra.

Protagonisti anonimo in cerca di una situazione migliore non mancano mai, che poi vadano alla ricerca chi di fama su un'isola o chi di un restyling della casa o di se stessa non importa, la parola d'ordine è accrescere.

E’ l’altra faccia della medaglia, un’altra possibilità remunerativa per ogni protagonista, per i network e per tutto l’apparato mediale, che si abbeverano copiosamente alla nuova fonte di ricchezza…manna in tempi di magra.

Protagonisti anonimo in cerca di una situazione migliore non mancano mai, che poi vadano alla ricerca chi di fama su un'isola o chi di un restyling della casa o di se stessa non importa, la parola d'ordine è accrescere.

Aspre critiche sono piovute ai tempi dello sbocciare dei primi talent e reality, disperazione e mancanza di dignità e scrupoli erano spesso associati a questi format, che però ancora oggi a distanza di un decennio continuano a pullulare e nessuno sembra aver capito la formula del successo come potrebbe essere sfruttata senza una denigrazione umana.

Stesso fenomeno sembrano ripercorrerli alcuni che davanti alla dicitura "real" e ad un frettoloso sguardo sulla neofita rete l'ha etichettata come " Reality makeover ispirati alla filosofia del brutto anatroccolo [...] che trasformo l'everyman (o medio man) in special one." Almeno secondo Algo Grasso guro della tv..analogica!

Ebbene si perché con un'osservazione approfondita Real Time con i suoi format come "Wedding Planners", "Ma come ti vesti", "Paint your life" etc. non fa altro che portare la straordinarietà a portata di tutti, quasi in processo di democratizzazione inverso rispetto ai più vecchi reality.

Ovvero se per ogni GF, o Isola milioni di uomini qualunque sono pronti ad estenuanti file di provini pur di avere una possibilità di entrare in un contesto astioso, fingere e grazie a ciò accaparrarsi fama, soldi e successo, prorogando un modello di vita disevolutivo; in real time insegnano a usare strumenti alla portata di ognuno per riuscire a realizzare quel che fino a prima si sognava sulle riviste patinate.

E così tutti possiamo avere quel comò multicolor di design, basta acrilico, e colla a caldo (c'è sempre!), tutti possiamo cucinare uno di quei piatti da foto, insomma esaltare ciò che abbiamo non è difficile nè costoso basta solo sapere dove mettere le mani!

Altro che " gioco sul filo della perfidia" smentiamo il guru non " si guarda Real Time per il sottile piacere di vedere all'opera la sublime «stronzaggine» degli esperti" ma per portare un po’ di creatività tra le mura, la cucina e il vestiario. Ebbene si la tv di fine analogico riscopre la funzione di utilità che la Rai aveva ad inizio mandato e poi persa tra un ballando e un'isola.


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2011-02-21

Rai Story: minipuntata n.11

Riassunto delle puntate precedenti:
nel'54 è nata la Rai , nel decennio di direzione democristiano asseconda la triade dei tre macro generi: il varietà, lo sceneggiato e l'informazione, ma la rivoluzione degli anni Sessanta porta un periodo di sviluppo televisivo ed economico, ma la grande innovazione arriva con gli anni Settanta, con il Rischia Tutto e un nuovo modo di fare cabaret, ma altre novità arrivano..



Nel fermento della nuova era degli anni Settanta, si vede l'arrivo delle le prime televisione private.
Spuntano come funghi al punto che nel '74 la Corte Costitizionale riconosce alle emittenti televisive private emerse illegalmente, il via libera all'esercizio della tv ma solo in ambito locale.

 Alcuni vedono la possibilità di sfruttare la sentenza per trasmettere in tutta la nazione..inizia così la Finiviset-Mediaset Story, un'altra storia di minipuntate che troverà spazio su POPTIVVU. 
Da qui la storia della Rai si intreccia con glia ltri cuoi concorrenti, da monopilosta di un mercato unico, a protagonista insieme ad altri operatori di un mercato aperto e digitale. 
La storia della tv è solo all'inizio, e noi la ripercorreremo.

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2011-02-20

Rai Story: minipuntata n.10

Riassunto delle puntate precedenti:
nel'54 è nata la Rai , nel decennio di direzione democristiano asseconda la triade dei tre macro generi: il varietà, lo sceneggiato e l'informazione, ma la rivoluzione degli anni Sessanta porta un periodo di sviluppo televisivo ed economico, ma la grande innovazione arriva con gli anni Settanta, con il Rischia Tutto e altre novità.

Con la fine degli anni Sessanta e l'inizio della rivoluzione culturale del '68, cambia anche la Rai che propone i varietà originali di Dove sta Zazà condotto da Gabriella Ferri con Pippo Franco e Enrico Montesano, con una nuovo stile che ricreava l'ambiente da cabaret e permetteva di interagire con il pubblico in sala, sono le basi da cui poi sorgerà il Bagaglino e gli show cabaret di Pingitore.


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2011-02-19

Rai Story: minipuntata n.9

Riassunto delle puntate precedenti:
nel'54 è nata la Rai , nel decennio di direzione democristiano asseconda la triade dei tre macro generi: il varietà, lo sceneggiato e l'informazione, ma la rivoluzione degli anni Sessanta porta un periodo di sviluppo televisivo ed economico, ma la grande innovazione arriva con gli anni Settanta, come il Rischia Tutto e altre novità.

Con la tv di Bernabei sono molte altre le novità:
il Varietà televisivo diventa una macchina perfetta e costosa, per la prima volta gli abbonati aumentano a fronte del boom economico, e il palinsesto si avvia a coprire tutta la giornata; deve quindi parlare linguaggi diversi e nasce così nel '61 il Secondo Programma.
Era pensato per incontrare un pubblico "elitario" nelle due ore di programmazione giornaliere, mentre il Primo restava l'appuntamento popolare  della tv.

In questo periodo passano alla storia i grandi varietà, come  Studio Uno('61-'66) in cui capeggiavano: le gemelle Kessler e Don Lurio, il Quartetto Cetra, o Canzonissima condotto da Mina, Walter Chiari e Panelli.

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2011-02-18

Rai Story: minipuntata n.8


Riassunto delle puntate precedenti:
nel'54 è nata la Rai , nel decennio di direzione democristiano asseconda la triade dei tre macro generi: il varietà, lo sceneggiato e l'informazione, ma la rivoluzione degli anni Sessanta porta un periodo di sviluppo televisivo ed economico, ma la grande innovazione arriva con gli anni Settanta...

Arrivano gli anni '70 e con loro il notissimo Richia Tutto, condotto da Mike dal 1970 al 1974. Il gioco prevede tre concorrenti che si sfidano su dieci domande su una materia concordata, formula che ancora ricorre nei thriller quiz di oggi assicurando suspence al pubblico. Le novità introdotte dal programma sono: il jolly e il superdomandone.

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2011-02-17

Rai Story: minipuntata n.7

Riassunto delle puntate precedenti.

nel'54 è nata la Rai , nel decennio di direzione democristiano asseconda la triade dei tre macro generi: il varietà, lo sceneggiato e l'informazione, ma la rivoluzione degli anni Sessanta è alle porte...
 
Gli anni Sessanta si aprono con la prima pronuncia della Corte Costituzionale il monopolio televisivo inizia a traballare, ma prima  che questa fase si chiuda, la Rai vive la sua epoca d'oro con la gestione di Ettore Bernabei (1962-1974), indicato come l'erede di Guala per la comune appartenenza politica.

Questi anni rappresentano per la tv italiana un periodo di sviluppo, la tv non si guarda più nei bar e nei ritrovi, il palinsesto ha una struttura più avanzata e muta a sua volta anche la fruizione da parte dei pubblici, nonché l'uso di nuove tecnologie televisive, come le trasmissioni in mondovisione; tutto ciò incide profondamente sul linguaggio mediale.
 
Sbarcano gli uomini sulla Luna trasmessi dalla Rai davanti a folle ammutolite, e sbarcano anche espedienti innovativi, ancora oggi usati, come il megarebus proposto da Mike Bongiorno in Caccia al numero, sapientemente intrecciati con i classici tentativi di alfabetizzazione come Non è mai troppo tardi.
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2011-02-12

Rai story: minipuntata n. 6

Riassunto delle puntate precedenti.

La Rai  è appena nata e già criticata e per assecondare la triade degli intenti televisivi, tre macro generi: il varietà, lo sceneggiato e l'informazione...


Il terzo grande genere della Rai era il Varietà. In onda normalmente il sabato sera in prima serata, i classico componenti erano: il conduttore-vedette, la scenografia sfarzosa, i cantanti e numeri musicali , gli sketch comici, e il balletto. Il varietà aveva una precisa scansione: pre-sigla, sigla con coreografia, inizio parlato, 1 numero, balletto, raccordo dello stesso tipo del 1num. sketch, raccordo, raccordo balletto.   E via via a ripetersi per tutto lo spettacolo.

La gestione Rodinò assiste anche alla nascita del Carosello, tutte le sere dopo il tg gli italiani non si perdono il siparietto pubblicitario, destinato a rimanere nel mito e nella memoria collettiva

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2011-02-11

Rai Story: minipuntata n.5

Riassunto delle puntate precedenti.
La Rai  è appena nata e già criticata e per assecondare la triade degli intenti televisivi, tre macro generi: il varietà, lo sceneggiato e l'informazione...

Parte del genere intrattenimento era anche il telequiz, il primo indiscusso e più il famoso è Lascia o Raddoppia, condotto da Mike Bongiorno. L'obiettivo del programma rispondeva da una parte al presupposto educativo della Rai pedagogica di dare una lingua comune, dall'altro consente di mettere in moto il mercato dei consumi nel passaggio di un Paese agricolo e ad uno industriale.

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2011-02-10

Rai Story: minipuntata n.4

Riassunto delle puntate precedenti.

La Rai  è appena nata e già criticata e per assecondare la triade degli intenti televisivi, tre macro generi: il varietà, lo sceneggiato e l'informazione...


Allo sceneggiato, antenato della fiction, è affidato il compito di creare un terreno di comune riferimento culturale agli italiani che non hanno in comune neanche la lingua materna, da cui il noto programma educativo che insegnava l'italiano agli italiani. Nel palinsesto c'erano anche i telefilm americani come Rin Tin Tin, Perry Mason, Alfred Histchcock.

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Gli sceneggiati nella paleotelvisione hanno due principali caratteristiche la traduzione del testo letterario in testo televisivo in modo artigianale, in cui l'autore crea nuovi collegamenti e personaggi, adattando la narrazione ai ritmi dello studio e delle telecamere.

La seconda è la messa in scena, come un teatro ripreso dalle telecamere, pieno di tempi morti per raccontare i quelli reali del teleromanzo; quindi se una porta si apriva si seguiva anche il suo successivo movimento di chiusura.
I due grandi registi di sceneggiato erano Majano, che per far partecipare il pubblico gli forniva la chiave didascalica di chi era il buono e il cattivo, e Bolchi celebre regista dei Promessi Sposi.
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2011-02-09

Rai story: minipuntata n.3

Riassunto delle puntate precedenti:
Appena nata e criticata la Rai con i cattolici in testa persegue un obiettivo pedagogico. con la  nota triade: educare, informare e intrattenere....                                       
La prima trasmissione è Arrivi e partenze e tra i neo assunti si trovano nomi come: Umberto Eco, Furio Colombo, Gianni Vattimo e Angelo Gugliemi. L'epoca Guala dura poco meno di un anno e mezzo, è sostituito da Rodinò, con una direzione più comprimissoria ma sempre democristiana. Quello che la Rai trasmette in quegli anni sono tre macro generi: il varietà, lo sceneggiato e l'informazione.



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2011-02-08

Rai story: minipuntata n. 2

Riassunto dell'ultima puntata:
'54 nasce la Rai e non fa neanche in tempo ad accendersi che già è criticata dagli intellettuali e dal Papa, ma proprio la chiesa...
...E' proprio il potere cattolico con la direzione Guala, filo democristiano (che diventerà frate trappista quando lascerà la RAI) a occupare la nascente istruzione televisiva pubblica. La prima gestione mantiene un forte potere e rigore, parole e immagini sono sottoposte a un regime di controllo e si persegue un obiettivo pedagogico. L'offerta televisiva obbedisce alla triade: educare, informare e intrattenere, la tradizionale famiglia  italiana con alle spalle un conflitto mondiale e agli albori del boom economico.

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2011-02-07

Rai Story: minipuntata n.1

La storia della Rai è così lunga e complessa da poterne individuare delle ere, come nella storia evolutiva dell'uomo.
 Essendo molto lunga si è scelto di serializzarla in brevi minipuntate, pillole da divorare tra un sito e l'altro.

La televisione di stato nasce nel 1954 ,è  l'era monopolistica.Solo il 5% degli italiani ne possiede una, la visione è collettiva, opera una potente azione dirompente, il Paese si unisce davanti al focolare televisivo. Gli intellettuali però non la vedono di buon occhio,  papa Pio XII l'apostrofa come la  "potenza malefica capace di introdurre l'atmosfera avvelenata del materialismo."
Bè non l'avrei detta in questi termini catastrofici, ma a distanza di anni la tv il suo contributo l'ha dato, anche il questo senso!
Alla prossima minipuntata!


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2011-02-04

La serie tv ricerca le origini: ultima puntata, Il Papy



Riassunto delle puntate precedenti:

le origini recenti delle nostre serie nascono negli Usa e dopo un viaggio tormentato sbarcano nel vecchio Continente, come e perchè lo scopriremo qui, in un breve racconto a puntate… Nel Novecento negli Stati Uniti, la moderna industria culturale s’ingegna per soddisfare un pubblico composto in prevalenza da proletari e immigrati con strip e chapterplays. Il successo dei nuovi contenuti seriali è in ascesa con le soap e i serial, è la Golden age, un'epoca così proficua che colonizza il vecchio continente. In Italia mentre la Rai arranca sulla serie, Finiveste ne fa il suo baluardo.... 

 

Leggi le puntate precedenti

 

 

Ultima puntata

La neotelevisione è l’affermazione della nuova tv italiana.
Per la prima voltaci sono 6 canali pubblici e commerciali (Rai+Fininvest), con un nuovo intento: conquistare il pubblico/audience. Per farlo lo fidelizza costruendo una relazione empatica, stabile e continuativa, proprio grazie ai prodotti di fiction.
Le nuove reti non avendo all’inizio le risorse produttive, puntano soprattutto sull’acquisto di programmi stranieri, trasmettono per il 90% sul totale dell’offerta, film e telefilm statunitensi di grande richiamo.
Si apre così  “un mercato senza incrementare le sue risorse produttive interne ad un’invasione di prodotti […] di ogni parte del mondo, che dà vita al più importante ʹsaccheggioʹ dei magazzini internazionali.”[1]
Sono questi i mezzi sono usati dalle televisioni commerciali, per vincere la battaglia dell’audience.
Inizia in questi anni la guerra del palinsesto, le note reti privati Rete4, Italia1, Canale5 (ma non ancora di Berlu),  trasmettono la grande fiction e i film americani in prime time.

La Rai come contromossa per sbaragliare la concorrenza, uso la diretta tv, che all’epoca era vietata dalla legge ai networks privati.
Ma la Fininvest (Si, ora sono fanno tutte capo a Berlu), lancia un’acuta contromossa di marketing, adattando le tre reti  a un target di riferimento. E per la prima volta in Italia nel 1983, si assiste al consistente aumento del consumo televisivo a discapito dell’erosione dell’ascolto Rai da parte delle televisioni commerciali.
Questo è solo l’inizio del panorama intricato e movimentato della nostra cara amica quotidiana!


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2011-02-03

La serie tv ricerca le origini: 3a puntata

Riassunto delle puntate precedenti:

le origini recenti delle nostre serie nascono negli Usa e dopo un viaggio tormentato sbarcano nel vecchio Continente, come e perchè lo scopriremo qui, in un breve racconto a puntate… Nel Novecento negli Stati Uniti, la moderna industria culturale s’ingegna per soddisfare un pubblico composto in prevalenza da proletari e immigrati con strip e chapterplays. Il successo dei nuovi contenuti seriali è in ascesa con le soap e i serial, è la Golden age, un'epoca così proficua che colonizza il vecchio continente.

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Puntata n. 3


…La ricerca delle origini recenti delle Serie sta per concludersi, dopo essere nate negli Usa, (prima di Springsteen!) sbarcano nel vecchio continente, che aveva un sistema televisivo così datato da necessitare un rinnovamento.

Qui, in Italia siamo il paese che ha più fatto uso e abuso di film e telefilm statunitensi,  per un ritardo accumulato rispetto alla produzione d’oltreoceano.
Ciò fa sì che siano trasmessi da Mamma Rai molti sceneggiati, fin quando, negli Ottanta sbarca la serial Dallas, (1981). 


La Rai però non sa come trasmettere e gestire questa nuova versione dello sceneggiato, e va  incontro ad un fallimento! Ma la nuova rete privata, Canale 5 non si lascia sfuggire l’affare, e ritrasmette la soap, con la scansione originale, registrando grandi ascolti.  
Da qui prende avvio la seconda epoca d’oro delle Serie Usa, che troveranno una lunga vita tutta italiana.
L’episodio oltretutto rappresenta anche la strategia di lotta del periodo. La logica su cui si puntava (e lo è tutt’ora) era quella della contro-programmazione, sottintendendo alla difficoltà e alla competizione tra reti per la conquista dell’audience.
Sono quindi i palinsesti infarciti di serie tv,  la prerogativa, di quella che Eco ha rinominato “neotelevisione”.                                                                                         
(Tv, la trasparenza perduta, in Sette anni di desiderio, Bompiani, Milano)


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Nella prossima puntata, arriva il Papy nazionale in TV!


 
[1] C. Sartori Peculiarità e anomalie nel sistema dei media in Italia, in M. Morcellini (a cura di), Il Mediaevo, TV e industria culturale nell’Italia del XX secolo, Carrocci Editore, Roma, 2000, p. 199Iscriviti ai feed del blog

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2011-02-02

La serie tv ricerca le origini: 2a Puntata, lo Zio d’America, e la zia!

Riassunto delle puntate precedenti:

le origini recenti delle nostre serie nascono negli Usa e dopo un viaggio tormentato sbarcano nel vecchio Continente, come e perchè lo scopriremo qui, in un breve racconto a puntate… Nel Novecento negli Stati Uniti, la moderna industria culturale s’ingegna per soddisfare un pubblico composto in prevalenza da proletari e immigrati con strip e chapterplays..

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Puntata n.2

Se le strip si rivolgono prevalentemente ad un pubblico maschile, è con i radiodramma, diffusosi negli anni Trenta, che le narrative serializzate si adattano ad un pubblico femminile.
Le peculiarità della radio e dei fumetti, influenzano la forma dei primi telefilm americani degli anni Cinquanta, “caratterizzati da secchezza narrativa, azioni molto concentrate, sequenze brevi sottolineate da roboanti stacchi musicali (quasi l’equivalente sonoro delle scritte onomatopeiche presenti nei comics) montaggio rapidissimo, numerose elissi narrative, dialoghi estremamente sintetici, scarsi compiacimenti descrittivi”.[*]


La transizione delle soap opera dalla radio alla televisione, non è così immediata. Si teme un insuccesso nel passaggio da un genere fortemente basato sull’oralità a un medium basato sulle immagini, perché “avrebbe potuto rompere la perfetta compatibilità tra seguire il programma e continuare a svolgere lavori domestici, uno dei fattori principali del gradimento”.[7]


Negli anni Cinquanta dopo i primi esperimenti, i timori sembrano dissolversi, al punto che un decennio dopo i serial televisivi hanno completamente sostituito quelli della radio, dando l’avvio ad una nuova epoca televisiva: la Golden Age. All’origine del cambiamento, vi è il passaggio dalla trasmissione in diretta, alla registrazione in studio.
Da lì in poi la televisione non è più la stessa, è guardata con atteggiamento nuovo sia del pubblico che dagli addetti ai lavori.


Nella prossima putata lo sbraco delle serie in Europa e la via italiana alla fiction, non perdetela!


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2011-02-01

La serie tv ricerca le origini: 1a Puntata, lo Zio d’America

Raccontare storie a puntate come d’abitudine nelle serie, è un metodo per creare suspense e coinvolgerci emotivamente, ma soprattutto per conquistare l’audience.

Le serie Tv sono frutto di formule narrative rodate negli anni, fin dall’Ottocento con il feulleton, ma questa è un’altra storia, le origini recenti delle nostre serie nascono negli Usa e dopo un viaggio tormentato sbarcano nel vecchio Continente, come e perchè lo scopriremo qui, in un breve racconto a puntate…(già a puntate come insegna la fiction!)

Puntata numero 1:

Nel Novecento negli Stati Uniti, la moderna industria culturale s’ingegna per soddisfare un pubblico composto in prevalenza da proletari e immigrati.

C’è bisogno di prodotti d’intrattenimento accessibili, con un linguaggio semplice “che siano fortemente codificati e standardizzati e che, al tempo stesso, sappiano tenere avvinti i propri fruitori, dando loro efficacemente appuntamento all’avventura successiva.”*

La risposta alla richiesta del pubblico è individuata dall’industria culturale, nelle strip: le strisce a fumetto pubblicate sui principali giornali americani, originariamente ideate in episodi chiusi e solo in seguito in puntate quotidiane o settimanali.

Oggi l’influenza delle strip è ancora presente nella fiction, che 
si rifà ai fumetti pubblicati […] per quel che concerne la distinzioni in vari generi (western, sitcom, polizieschi, fantascienza) per la ripetizione di personaggi e luoghi tipici […] per i fenomeni di fanatismo”.[*]

Dagli anni ’10 ai ’40 si diffondono i chapterplays serie cinematografiche di serie B”,[*] in cui i protagonisti sono rappresentanti stereotipati dei valori americani, che rendono così, più accessibile l’immedesimazione. Sul finale i personaggi sono puntualmente lasciati appesi ad una finestra o ad un precipizio, (da cui il finale cliffhanger letteralmente “che ti appende ad una parete di roccia”) questa tattica di suspense, rende le trame suscettibili a continuazioni, potenzialmente infinite.
 ....
e quindi come ogni buon cliffhanger rimandiamo il seguito alla puntata successiva!





*cit: Da Del Pozzo, Ai confini della realtà
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2011-01-31

La fiction e i suoi derivati

E’ ormai entrato nel nostro vocabolario comune il termine “fiction”.
Normalmente con “fiction” indichiamo le serie tv italiane, ma  in realtà il termine è usato solo in Italia in questa accezione infatti all’estero è solo un  genere letterario.
Il significato italiano di fiction è comunque molto più vasto di quello che si potrebbe comunemente pensare.
La nota esperta di fiction, nonchè docente universitaria, Milly Buonanno, prova a darne una definizione nel suo libro  Le radici e le foglie:  

"Il termine fiction è una sorta di termine ombrello, che in realtà ha raggiunto un alto grado di differenziazione interna nei sotto-generi, nella durata e nella struttura dei formati, nelle modalità di rapporto con il pubblico, che consente oggi di modulare una vera e propria partitura dell’offerta, in funzione della domanda che viene dai palinsesti e, per loro tramite dagli spettatori“.
Tra questi sotto generi derivati della fiction, si trovano anche prodotti insospettabili, come:




 
  • Film tv / Tv movie, (la narrazione della storia è compiuta in un’unica soluzione)
  • Telefilm, (ovviamente!)
  • Sceneggiato, (che ha poche puntate ed è spesso il riadattamento di un’opera letteraria)
  • Miniserie (la versione moderna dello sceneggiato)
  • Soap opera, (il cui numero di puntate dipende dal successo che riscuote)
  • Telenovela (con molte puntate, ma non infinte come la soap!)
  • Cartoni animati
Ciò che li accomuna è che sono divisi in episodi  o puntate aperte, in cui la narrazione si articola con continuità.Iscriviti ai feed del blog

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